Per i Montellesi la campana del Salvatore non ha soltanto un suono; essa ha una voce.
Nel 1783 furono fuse su, al Santuario, dai Marinelli di Agnone, due campane: una grande, di 20 cantari (il cantaro corrisponde a chilogrammi 89,1) e una piccola di 8.
La grande è ora sul campanile della Chiesa Madre, dove venne collocata nel 1799, al tempo della Repubblica partenopea, nel timore che, restando al Santuario, fosse presa e fusa per scopi militari. La piccola si ruppe nel 1845.
La campana attuale porta un'iscrizione che racconta il resto della storia. Col bronzo della campana rotta e con altro che vi fu aggiunto fu fusa da Fiore Tarantino di S. Angelo una campana di 22 cantari. Questa si lesionò nel 1855. L'anno successivo venne rifusa da Ercole e Alessandro Marinelli di Agnone ed è quella che abbiamo.
Porta intorno cinque iscrizioni. Due contengono parole di Gesù: « Venite a me voi tutti che siete oppressi e affaticati ed io vi darò forza ». L'altra: « Io sono la risurrezione e la vita ». La terza è un saluto alla Madonna: Ave, Regina dei Cieli; ave, Regina degli Angeli. La quarta è una preghiera di invocazione: Dai fulmini e dalle tempeste liberaci, Signore. Nell'ultima dice la campana: Il mio suono parlerà di voi al Signore.
Ecco perché i Montellesi ci tengono tanto a suonare la campana: il suo suono è voce di preghiera lanciato verso il cielo, è grido di invocazione al Salvatore, ma è anche l'annunzio festoso, dato a tutti gli abitanti della valle del Calore, che i Montellesi vogliono bene al Salvatore.
Testo estratto dal bollettino del Santuario del 1968 - Autore Don Ferdinando Palatucci
